PER UNA SCUOLA TRASFORMATIVA DELL’ESISTENTE

La tanto attesa riapertura delle scuole, in piena emergenza Covid-19, ha puntato la luce su ciò per cui le istituzioni non hanno mai trovato una soluzione concreta: le endemiche difficoltà e criticità del sistema scolastico.
Al tempo stesso, l’attuale situazione sanitaria ha generato innumerevoli domande sulle possibilità di fare scuola con metodi e strumenti differenti.
La scuola intesa come educazione e non come istituzione, dovrebbe essere uno spazio aperto in cui tutti i soggetti coinvolti (studentesse e studenti, genitori, lavoratrici e lavoratori) possano concorrere alla creazione di momenti di crescita personale e di discussione critica in un rapporto paritario e antiautoritario. Continue reading

PER UN’ALTRA EDUCAZIONE, OLTRE LA PANDEMIA DEL POTERE

Una cosa è certa in questi tempi di crisi sanitaria ed economica: la scuola, l’educazione, i bambini e i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti e gli educatori non sono una priorità per il governo.
Ad oggi ci sono almeno 40.000 studenti mai raggiunti dalla didattica a distanza, con una media di 2 persone per classe. Ancora una volta la scuola di stato è classista e ineguale, ma in un contesto come questo risulta ancora più evidente.
Anche per coloro che sono stati raggiunti da questa “rivoluzione  telematica”, però, la situazione non è omogenea. Si pensi alle famiglie con strumenti culturali o linguistici che non sempre permettono di aiutare e sostenere i ragazzi nell’apprendimento o ai nuclei con più figli, tutti chiamati all’appello della didattica a distanza. Cambiando l’ordine delle cose, insomma, il risultato rimane il medesimo: la forbice dell’ineguaglianza si apre sempre di più.
Senza dimenticare che i fortunati, quelli che possiedono strumenti culturali e digitali, si ritrovano comunque a gestire una situazione di fronte a cui è fin troppo semplice ritrovarsi emotivamente disarmati. In uno scenario fragile, in cui il corpo della paura ha sostituito la presenza di chi ci stava accanto, la scuola è stata presa e replicata uguale a se stessa. Continue reading

CARA SOCIETÀ DOLCE…

ATTINGERE AL TFR? REGALARE FERIE E PERMESSI? NO GRAZIE

Riteniamo che l’impegno dichiarato dalla cooperativa sociale Società Dolce ad adoperarsi per il reingresso al lavoro dei dipendenti in FIS non possa poggiare su basi concrete in quanto in questo momento non le prossime settimane ma i prossimi mesi se non il prossimo anno non offrono alcuna certezza di lavoro, di diritti e di stipendio ai lavoratori del sociale; per le stesse ragioni ritiene inaccettabile che proponga ai propri dipendenti di dar fondo al proprio TFR e di donare ferie e permessi ai colleghi in FIS cioè più bisognosi anziché battersi perché il FIS, evidentemente calcolato notevolmente al ribasso, copra il 100% delle ore non lavorate e ne sia garantita l’erogazione nel mese corrente senza contratti capestro con le banche; infatti l’accordo denominato “CONVENZIONE IN TEMA DI ANTICIPAZIONE SOCIALE IN FAVORE DEI LAVORATORI DESTINATARI DEI TRATTAMENTI DI INTEGRAZIONE AL REDDITO DI CUI AGLI ARTT. DA 19 A 22 DEL DL N. 18/2020” prevede al punto 6 la possibilità di “mancato accoglimento della richiesta di integrazione salariale, ovvero allo scadere del termine dei sette mesi di cui al punto 3 qualora non sia intervenuto il pagamento da parte dell’INPS, la Banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione al/la lavoratore/trice che provvederà ad estinguerlo entro trenta giorni dalla richiesta.” E “(…) a fronte dell’inadempimento del lavoratore, il datore di lavoro verserà su tale conto corrente gli emolumenti e tutte le componenti retributive spettanti al lavoratore, fino alla concorrenza del debito.” Se e come il datore di lavoro si rivarrà sul dipendente non è dato sapere.

Per questi motivi invitiamo i lavoratori a non aderire alla richiesta di Società Dolce ed alla stessa Cooperativa sociale a ritirarla.

La segreteria

SERVIZI SOCIALI ESTERNALIZZATI: Vogliamo il 100% di Dignità, Salute e Salario

E così siamo arrivati alla fine di questo strano e drammatico mese di marzo. Il pensiero immediatamente va alle migliaia di persone che hanno perso la vita e ai milioni che la stanno vedendo messa a rischio per motivi di salute in primis, ma non solo, come sappiamo sulla nostra pelle. Il presente è nebuloso e il futuro è incerto. Per questo oggi più che mai avremmo bisogno di certezze. Come lavoratori e lavoratrici del sociale esternalizzati abbiamo ben presente cosa significa prendersi cura delle persone e sappiamo bene il valore del sostegno e dell’aiuto. Continue reading

L’emergenza Corona virus a Parma

Sono passati circa 20 giorni dall’esplosione, anche qui a Parma, dell’emergenza Coronavirus, e facciamo un primo bilancio.

Le attività di sportello sono continuate, ma ovviamente a distanza: dispositivi sanitari, rabbia per la non chiusura delle fabbriche e info sugli ammortizzatori sociali le questioni più gettonate. Contenziosi e conflitti, quasi azzerati, nel bene e nel male, ed è un segnale.
Attività di controinformazione, cultura libertaria, ecc, che sono i momenti in cui aggreghiamo e ci facciamo conoscere, azzerati. Altro segno.

I settori dove siamo stati più attivi: sanità e coop. sociali.
Sanità: abbiamo i/le nostri/e iscritti/e impegnati/e coi loro colleghi/e, trapela -ma lo sappiamo- un lavoro enorme, instancabile, a rischio, spesso frustrante per la mancanza di protezioni continue, i turni massacranti, l’ipocrisia che gli applausini di oggi coprano i tagli di ieri e di domani. Il nostro responsabile locale in isolamento, e a causa di un’intervista in balia di eventuali provvedimenti disciplinari che NON LASCEREMO PASSARE, ovviamente.

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